Storia della Moda: un riassunto inedito, con significato e percorsi storici

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Coco Chanel

Se vuoi sapere di più sulla Storia della Moda, che sia degli anni ’20, anni novanta o alle soglie delle Guerre Mondiali, questo articolo è stato scritto proprio per te.

Fin dall’antichità vestirsi non significava solo coprirsi; i vestiti e gli ornamenti che si indossavano rappresentavano infatti simboli legati a riti magici o servivano a suddividere la popolazione in base al proprio ceto sociale (un nobile infatti, per poter essere riconosciuto e trattato di conseguenza, non poteva certo vestirsi come un contadino!)

La storia della moda: dal paleolitico all’epoca Rococò

L’esigenza di indossare un abito parte dal paleolitico, da quando, grazie ad aghi fatti di zanne e corna animali, vennero creati i primi vestiti di pelliccia. Non solo quindi pellicce buttate sul corpo per poter sentire meno freddo, ma un vero e proprio oggetto pensato sulla base della struttura individuale. I pezzi di pelliccia venivano infatti scelti e cuciti insieme per poter aderire al corpo. Una sorta di vestito su misura del paleolitico!

Dalle pellicce si passa poi alla lana e al lino con i babilonesi.

Arriviamo agli egizi e, con loro, vediamo nascere l’usanza dell’indossare gioielli e ornamenti, simboli della classe sociale di appartenenza e quindi differenti in base alla ricchezza posseduta dalla famiglia in questione.

Per poter notare una vera e propria differenza tra gli abiti femminili e quelli maschili dobbiamo però aspettare i cretesi. Sono loro a distinguere per primi l’abbigliamento maschile da quello femminile. Gli abiti da donna di questa civiltà sono infatti molto particolari e differenti da quelli precedenti: corpetto, gonna a balze e volant sono i tratti distintivi delle donne di questa civiltà. Uno stile decisamente più elaborato e prezioso rispetto alle tuniche a cui eravamo abituati fino ad allora!

Fin dalla nascita dell’uomo quindi la moda – che letteralmente sta a significare proprio un comportamento collettivo, dal latino modus: maniera, norma, regola – è un fenomeno in continua evoluzione che ci unisce ma allo stesso tempo ci separa. L’abbigliamento cambia infatti in base alle esigenze (il caldo e il freddo sono senza dubbio i primi elementi che spinsero i nostri antenati a coprirsi o alleggerirsi) ma anche, e forse soprattutto, in relazione alla cultura, alle proprie credenze e al ruolo che si riveste all’interno della società.

il lino dei babilonesi

Un’altra peculiarità della moda, che possiamo riscontrare oggi come allora, è la contaminazione e l’influenza che il costume di un luogo subisce da culture diverse. Già allora infatti si assistente ad una evoluzione dettata dalla fusione di usanze diverse: dai barbari si ereditano per esempio le braghe, dall’Oriente le maniche. Una mescolanza di usanze, di materiali e colori che, piano piano, vanno a modificare l’abbigliamento di tutti.

In Italia possiamo notare questa fusione soprattutto a partire dal 1139. Se dapprima infatti il costume stava ad indicare anche la propria provenienza, da quel momento, grazie alla concessione permessa dal sovrano Ruggero II, si assiste alla diffusione di abiti, modelli e stoffe provenienti da altre civiltà. Uno scambio che arricchisce l’abbigliamento e che permette anche in qualche modo di differenziarsi leggermente uno dall’altro.

Dal 1300 e, ancora di più nel periodo rinascimentale, si sottolinea la differenza tra abiti dedicati agli anziani e abiti studiati per i giovani. Siamo nel periodo della presa di coscienza del proprio corpo, in un’epoca caratterizzata dalla curiosità e dal benessere. Gli abiti diventano più aderenti, le gonne si alzano, i colori diventano più sgargianti e i dettagli più preziosi. L’esaltazione di questa tendenza l’abbiamo però con Re Sole il quale costringeva ad indossare abiti “teatrali” e molto ricamati tutti coloro che dovevano recarsi a corte.

Alla sua morte inizia il periodo “Rococò” anch’esso rappresentato senza dubbio dal lusso. È l’epoca delle parrucche, dei guanti, delle sopracciglia disegnate e dei ventagli.

rococò

Tra i personaggi della storia che anno senz’altro influenzato il costume dell’epoca non possiamo non citare Maria Antonietta, artefice di una moda bizzarra ed appariscente.

Dalla fine del ‘700 ai giorni d’oggi

In questi anni gli abiti tornano ad essere più semplici e dai tagli meno rigidi. Questo non determina l’abbondono degli accessori di lusso ma sicuramente caratterizza un’epoca nella quale gli abiti sono più sobri, sia per quanto riguarda la donna, sia per quanto concerne l’uomo.

Dal neoclassicismo in poi non sono solo più i nobili a dettare la moda, tanto che i borghesi sono liberi di abbigliarsi come credono. La scelta di ciò che si indossa non è più mirata ad esaltare il proprio status ma diventa più funzionale. I borghesi sono infatti uomini che lavorano e che necessitano di abiti consoni e comodi. L’ostentazione viene lasciata alla donna; è lei infatti che, attraverso al suo abbigliamento, “dichiara” lo stato di benessere della famiglia. L’uomo borgese si distingue dagli altri per l’estrema cura che rivolge al proprio aspetto e per l’attenta selezione di materiali di alta qualità che sceglie per far imbastire i propri abiti. È proprio da questa tendenza che nasce il periodo definito “dandismo” (molto spesso ancora oggi, per definire un uomo molto attento al suo aspetto si usa il termine “dandy”).

In un clima nel quale la donna ha poca rilevanza e deve seguire determinati canoni di bellezza (la maggior parte delle volte malsani e dannosi), nel 1857 a Parigi nasce un laboratorio di sartoria il cui proprietario, Charles Frederick Worth, è ritenuto il primo stilista della storia. Con lui nascono anche le “ragazze sosia”, le prime indossatrici, e l’Haute Couture. La donna anche in questo caso non è altro che uno strumento della moda.

Charles Frederick Worth

Nella seconda metà dell’800 comincia a diffondersi lo sport e anche gli abiti si modificano in base a questa tendenza. Le donne finalmente possono indossare bustini meno rigidi, che coprono solo i fianchi; anche la sottogonna pian piano sparisce. Alla fine dell’800 compaiono inoltre i primi tailleur, le calze nere e tornano le scarpe con tacco. Bisognerà però attendere fino al 1851 per cominciare ad osservare le prime proteste delle donne verso queste rigide regole legate alla moda.

Il novecento è il secolo in cui la moda cambia più rapidamente, ci si distacca dalla tradizione e si ricerca un proprio stile. La moda creata dagli stilisti diventa sempre più rilevante e la diffusione delle prime riviste porta anche le sarte di periferia a confezionare abiti alla moda per le donne borghesi meno abbienti. Probabilmente anche per questo nasce il “pret-a porter”: capi prodotti in grosse quantità da famosi stilisti.

La moda è ora estremamente libera il che comporta anche l’insorgere di tutti coloro che vogliono sottolineare la volontà di allontanarsi dalle tendenze imposte. Tante sono infatti le mode alternative di questi anni!

La Storia della Moda Anni 20 – a seguire.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale non può però di certo passare inosservato. Tanti civili sono costretti a prendere parte all’esercito e le donne, fin ora poco abituate a dover provvedere economicamente alla famiglia, non possono far altro che andare a lavorare sostituendo i consorti anche in mansioni tipicamente maschili. Tutto ciò segna profondamente la cultura e la moda “creando” una donna che, anche una volta terminata la guerra, non sarà più disposta a vestire i panni di prima.

In questo clima di profondo cambiamento è Coco Chanel a fare davvero la differenza creando i primi abiti corti in jersey e i primi cappelli dal taglio corto anche per le donne. Da qui in poi la donna assume una libertà che mai aveva avuto prima.

Coco Chanel
Gabrielle Bonheur “Coco” Chanel (1883 – 1971)

Lo sviluppo del ruolo della donna è ormai evidente: l’uso del trucco, di abiti sportivi e, più avanti negli anni, dei bikini e dei blue jeans sono segni inequivocabili che qualcosa all’interno della società è cambiato.

Negli anni ’50 cercano il proprio distacco dalle regole imposte dalla moda anche i giovani. Ogni gruppo crea il proprio stile. Possiamo trovare infatti coloro che si vestono di jeans e giubbotti di pelle o gli italo-americani con quello che verrà definito “zoot-suit” (un abito a righe o dai colori sgargianti). Ma non solo, nel corso degli anni possiamo infatti assistere anche alla nascita della minigonna, della t-shirt, del bomber e del parka, tutti simboli dell’evoluzione in corso.

Le sottoculture sono altrettante e ognuna di essa è rappresentata da determinati indumenti: i kaftani colorati sono tipici degli hippies e sono in contrapposizione agli abiti artificiosi dallo stile “glam” di coloro che facevano parte della moda e del cinema; allo stesso modo possiamo considerare gli abiti strappati con cerniere dei punk in contrapposizione agli abiti fusion dei nuovi stilisti giapponesi. Accanto a questi troviamo anche: i “dark”, gli “heavy metal” e i “paninari” (probabilmente l’unico gruppo nato in Italia).

Dagli anni ’90 in poi la moda continua a cambiare andando anche a ripescare qua e là certi dettagli caratteristici degli anni precedenti. Questa tendenza non si è ancora persa. Anche oggi infatti, in quella che è la moda contemporanea, possiamo notare come costantemente vengano ripescate dal passato determinate mode. Tra gli esempi più recenti troviamo il kitten heels, i pantaloni a zampa o le sneakers Chucky, dal chiaro richiamo agli anni ’90.

abbigliamento anni 90

La storia della moda quindi è un susseguirsi di nuove tendenze, di sperimentazione, di innovazione ma anche di nostalgia verso ciò che è passato (il vintage ne è una testimonianza lampante); un mezzo attraverso il quale raccontarsi, grazie al quale trasmettere un’ideologia o un semplice messaggio. Tutto ciò che indossiamo ha una storia ben precisa ed è parte di essa e forse, scegliere di indossare un abito piuttosto che un altro, dice molto più su di noi di quanto potrebbero fare decine di parole.


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Appassionata di moda, arte e film. Lavorare nel mondo Digital è per me un sogno che si realizza: tra i media e società, ci rendiamo artefici di ispirazioni e idee creative, pur rimanendo testimoni della realtà che ci circonda. Sono una Storytelling Strategist e fanatica di Pinterest.

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